Impresa formativa non simulata: un passo avanti verso il riconoscimento condiviso

Da oltre vent’anni, l’impresa formativa non simulata rappresenta un tema ricorrente nel dibattito sulla formazione professionale. Nonostante le numerose esperienze virtuose già attive in molte realtà locali, manca ancora una cornice giuridica chiara e condivisa che ne consenta una diffusione sistemica e coordinata a livello nazionale.

Per affrontare queste criticità e stimolare un confronto concreto, Scuola Centrale Formazione ha organizzato a Bologna un evento dedicato al tema, coinvolgendo esperti accademici, rappresentanti istituzionali e attori del territorio.

Un confronto necessario e atteso

L’iniziativa ha riscosso grande interesse tra gli addetti ai lavori e le istituzioni. Francesca Bergamini, del Settore Educazione, Istruzione, Formazione, Lavoro della Regione Emilia-Romagna, ha definito l’incontro:

“Un momento di confronto molto importante. Per le Regioni, l’impresa formativa non simulata è un punto di attenzione fondamentale: non si tratta solo di una metodologia formativa, ma anche di una modalità per far vivere agli studenti delle esperienze vere.”

La giornata si è aperta con l’intervento di Emanuele Massagli, docente presso Università LUMSA e presidente della Fondazione Ezio Tarantelli, che ha delineato i fondamenti teorici dell’impresa formativa. Secondo Massagli,

“l’impresa formativa è figlia della ricercata circolarità tra formazione e attività. Non basta lavorare sulla dimensione cognitiva: la formazione deve integrarsi con la pratica, in contesti reali.”

In questa prospettiva, l’impresa formativa non simulata si configura come un ponte tra la scuola e il mondo del lavoro, capace di unire i vantaggi del laboratorio (ambiente protetto, didattica controllata) con l’impatto educativo del confronto con un cliente reale.

“Lo studente viene sottoposto alla pressione della commessa e impara a relazionarsi con una committenza autentica. In questo modo, comprende davvero il valore di ciò che fa”, ha spiegato Massagli.

Le sfide normative ancora aperte

Nonostante il potenziale educativo e formativo, restano però numerosi nodi giuridici da affrontare:

  • la definizione della fattispecie giuridica
  • la qualificazione del rapporto tra studente e impresa formativa, soprattutto al di fuori dell’orario scolastico
  • il trattamento fiscale delle attività
  • il rapporto con il mercato
  • le differenze tra normative regionali

Massagli ha ricordato che esistono riferimenti normativi già utilizzati nelle esperienze pilota (in particolare il DM n.129/2018 e il DM n.139/2022), ma che non bastano a colmare tutte le incertezze.

Le Regioni a confronto

Il dialogo tra le Regioni ha rappresentato uno dei momenti più significativi dell’incontro. Hanno partecipato rappresentanti di Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Puglia e Veneto, offrendo uno spaccato sulle diverse modalità con cui i territori si stanno confrontando con il tema.

Francesca Bergamini (Emilia-Romagna) ed Elisa Marzinotto (Friuli-Venezia Giulia) hanno evidenziato l’urgenza di una regolamentazione chiara, pur riconoscendo che questo processo può generare timori.

“Serve una cornice di riferimento, soprattutto in ambito giuslavoristico, per dare agli istituti gli strumenti per agire con sicurezza”, ha affermato Bergamini, sottolineando inoltre l’importanza del rapporto con il territorio.

Antonio Pellegrini (Puglia) e Giulia Boscarato (Veneto) hanno invece posto l’accento sul tema delle risorse, necessarie per sostenere concretamente l’implementazione di modelli di impresa formativa non simulata.

Ha concluso il giro di interventi regionali Maria Schifano (Liguria), con una riflessione sul ruolo centrale degli istituti:

“Sono le scuole a trainare questo processo. Non vogliamo una regolamentazione calata dall’alto, ma una risposta concreta ai bisogni del territorio. In questo, la collaborazione tra Regioni è fondamentale.”

La prospettiva nazionale

A chiudere i lavori è stato Andrea Simoncini, Dirigente della Divisione IV del Ministero del Lavoro, che ha ribadito la centralità del sistema IeFP come pilastro del modello duale italiano.

“L’impresa formativa rappresenta una risposta concreta alla fuga dei cervelli. È l’espressione più alta della capacità formativa integrata nel territorio. Non a caso, gli investimenti sul sistema duale rientrano tra quelli più stabili e senza criticità.”

L’evento di Bologna ha segnato un momento importante per il consolidamento di un dibattito che merita di diventare finalmente una strategia condivisa. Scuola Centrale Formazione continuerà a promuovere il confronto, affinché l’impresa formativa non simulata possa evolvere da buona pratica a modello riconosciuto, sostenuto e valorizzato a tutti i livelli.

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