L’Italia si clasifica solo al 47mo posto all’interno del rapporto globale 2015/2016 sulla Libertà di Educazione, presentato il 25 Maggio a Montecitorio da Luca Volontè, presidente della Fondazione Novae Terrae e Alfred Fernadez, direttore generale di Oidel, Ong con status consultivo presso le Nazioni Unite, Unesco e Consiglio d’Europa.

Quattro gli indicatori presi in esame per redigere il Rapporto presentato anche lo scorso Gennaio, a Ginevra; 136 Paesi analizzati, il 94% della popolazione mondiale che vede in cima alla classica: Irlanda, Olanda, Belgio, Malta e Danimarca.

Partendo dalle disposizioni dell’articolo 13 della Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, l’Indice è costituito dalle disposizioni costituzionali e legislative riguardanti la libertà di scelta educativa dai genitori nei confronti dei figli, compreso l’homeschooling; dal sostegno pubblico alla libertà educativa (voucher per famiglie, sostegno diretto alle scuole, stipendi degli insegnanti, costi per infrastrutture ed edifici ecc.); dal tasso di iscrizione netto alla scuola primaria; dal grado di partecipazione degli studenti nelle scuole paritarie.

L’Indice globale valuta ogni due anni l’evoluzione delle politiche dei singoli Stati e il rispetto e promozione del diritto alla libertà di educazione a livello internazionale.

“Molti paesi non lontani dal nostro – ha affermato Volontè – stanno cercando di implementare le leggi che possano garantire il diritto – dovere dell’educazione, l’auspicio dunque, è che l’Italia si incammini verso questa strada”.

Secondo Fernandez “la politica educativa di un paese si misura con il rispetto per i diritti umani ed è stato proprio questo l’approccio con il quale è stato affrontato questo importante lavoro di ricerca che ha portato all’elaborazione di un índice globale sulla libertà di educazione”.

Punto di partenza del Rapporto – preso in esame alla Camera dei Deputati, nel corso di un incontro promosso dalle associazioni che rappresentano più di 13.000 scuole paritarie e un milione di famiglie, tra cui anche la Confap – l’art. 5 della Dichiarazione Unesco sulla diversità culturale (2001): “Ognuno ha diritto a una educazione e formazione di qualità che rispettino pienamente la sua identità culturale”.

Dei 136 Paesi analizzati solo tre impediscono l’istituzione di scuole non governative: Cuba, Gambia e Libia, mentre 84 la riconoscono costituzionalmente questo tipo di scuola garantendone la massima tutela. Tra i primi 15 figurano anche: Cile, Corea del Sud, Isarele e Perù.

La Convenzione dell’Unesco sulla lotta contro la discriminazione nell’educazione (1960) “già affermava la necessità di rispettare la libertà di scelta educativa dei genitori, e nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo si afferma la garanzia di pluralismo educativo come garanzia di una società democratica. Dal pluralismo educativo dipende il pluralismo in generale e il rispetto per la diversità, ma per attuarlo servono finanziamenti pubblici”.

La palla dunque, è stata subito presa al balzo dai parlamentari presenti, tra cui il sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi, il quale interrogandosi sul perché l’Italia si trovi solo al 47mo posto di questo rapporto, ha anche sottolineato i numerosi passi avanti che il Governo sta facendo in materia di innovazione dal punto di vista dell’educazione. “C’è ancora molto da fare e i dati non sono incoraggianti – ha sottolineato l’On. Simonetta Rubinato –, ma Fondazione Novae Terrae e Oidel ci hanno fornito un importante strumento che ci da la possibilità di poter prendere in esame dei dati per poterne discutere poi, in Parlamento”.

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SULLA LIBERTA’ DI EDUCAZIONE

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DI ALFRED FERNANDEZ